Riportiamo le testimonianze di ragazzi che hanno partecipato ai nostri Campeggi estivi 2026. Alcuni dei nostri campeggi sono stati realizzati grazie anche al contributo della Regione Toscana di cui potete trovare graduatoria al seguente link

*Gerico e Nazareth: un’avventura nel cuore della Cina*
Due giorni tra Mulan, giochi, e preghiera, alla scoperta di cosa significa essere figli amati
«Per ordine dell’Imperatore! Ogni famiglia deve offrire un guerriero per difendere il Regno!»
È iniziato così il campo estivo dei gruppi Gerico e Nazareth: con un vero Messo Imperiale, una pergamena e la chiamata, uno per uno, di tutti i ragazzi. Dopo aver visto le prime scene di Mulan, l’avventura è continuata, ogni bambino ha ricevuto una piccola pergamena personale.
La camminata verso la casa è diventata subito una prima sfida. Nella “Marcia a specchio” bisognava imitare il capofila in ogni movimento. Tra saltelli, zig-zag e passi improbabili ci siamo divertiti, ma abbiamo anche scoperto una cosa importante: a volte rischiamo di comportarci come gli altri solo per sentirci accettati.
Poi è arrivato il silenzio. Ognuno ha cercato nel bosco un piccolo oggetto che lo attirasse: una foglia, una pigna, un sasso, un rametto. Oggetti diversi, proprio come siamo diversi noi. Tutti sono stati raccolti sulla grande Pergamena del campo, per ricordarci che ciascuno è unico e prezioso.
Nel pomeriggio abbiamo incontrato la Mezzana. Trucco bianco, regole rigidissime e comportamenti perfetti: per qualche minuto i ragazzi hanno provato cosa significa dover essere esattamente come gli altri si aspettano.
Ma dietro il gioco c’era una domanda: quante maschere indossiamo anche noi?
A volte cerchiamo di sembrare più bravi, più forti o più sicuri per paura di non essere abbastanza. Come Mulan, però, abbiamo scoperto che non abbiamo bisogno di fingere per essere amati da Dio.
Gli animatori hanno poi tolto il trucco ai ragazzi attraverso un gesto semplice e delicato, una vera carezza, ricordandoci che nel Battesimo è Dio a venirci incontro per primo. Nel grande gioco “La Scalata del Palo”, le tre squadre hanno affrontato prove dedicate ai doni del Battesimo: Acqua, Luce e Veste Bianca.
Percorsi a ostacoli, acqua da trasportare, compagni bendati da guidare e prove di collaborazione hanno messo alla prova tutti.
Per conquistare la Freccia dell’Imperatore, però, non bastava essere bravi da soli: serviva l’aiuto di tutti.
E la sera? Cena a tema cinese, bacchette, lanterne e giochi nel bosco al buio. Una vera notte da guerrieri!
La domenica mattina è stata dedicata a una nuova grande sfida: raccogliere più gettoni possibile attraverso giochi, gare e prove di abilità.
Gli animatori facevano credere che servissero tantissimi gettoni per ottenere il “Premio dell’Imperatore”. Quando è arrivato il momento di ritirarlo, però, i gettoni non erano abbastanza.
Ed è proprio qui che abbiamo scoperto il significato della scena finale di Mulan: quando Mulan torna a casa, il padre lascia cadere la spada e l’emblema dell’Imperatore e abbraccia sua figlia.
Il dono più grande non è quello che Mulan ha conquistato. È Mulan stessa.
Anche noi non dobbiamo conquistare l’amore di Dio con i nostri risultati. Non ci ama perché siamo perfetti o perché facciamo tutto bene. Ci ama perché siamo suoi figli.
Nel laboratorio finale ogni ragazzo ha realizzato un fiore di carta da unire al proprio ventaglio, scrivendo un pensiero di gratitudine per la propria famiglia.
Il campo si è concluso con la Santa Messa, durante la quale i ragazzi hanno portato i ventagli all’altare e, al termine, li hanno consegnati ai propri genitori insieme al fiore.
Due giorni sono passati in fretta, tra giochi, risate, fatica, preghiera e tante emozioni. Ma il vero viaggio non è finito. Perché dopo aver scoperto di essere figli amati, il nostro compito è portare questo amore con noi… anche quando torniamo a casa.

Quest’anno il campeggio per i gruppi di catechesi dalla quarta elementare alla seconda media si è svolto a Castagno D’Andrea.
Abbiamo vissuto giorni come da tradizione, tra giochi, divertimento, formazione e preghiera, per crescere nell’amicizia tra noi e con il Signore. Tutti e quattro i gruppi hanno riflettuto sul valore dell’amicizia partendo dal film “Ron – Un amico fuori programma”, chiedendosi soprattutto cosa voglia dire essere amici oggi, in un mondo sempre più legato alla tecnologia e sempre più di corsa, dove spesso si rischia di fermarsi alla superficie senza andare davvero a fondo per conoscere chi abbiamo accanto.
Accompagnati dalla frase “Vi ho chiamato amici” (Gv 15,15) e dalle parole del Vangelo «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di quello di dare la vita per i suoi amici», i ragazzi hanno provato a capire quanto sia bello avere amicizie vere, fatte di presenza, ascolto e voglia di volersi bene davvero. Per tutta la settimana abbiamo vissuto un bellissimo clima di comunità grazie a tante attività fatte insieme; non sono mancati infatti i giochi, i servizi, le serate divertenti e la veglia di adorazione e preghiera vissuta tutti insieme.
Un grazie speciale va a don Santino, che ci ha accompagnato in questi giorni, e ai nostri cuochi che con i loro piatti ci hanno viziato e coccolato!!!
Il campeggio è stato realizzato con il contributo della Regione Toscana.

Ci sono esperienze che finiscono quando si torna a casa, e altre che continuano a vivere dentro di noi.
Il campeggio dei gruppi Savio 3 e Biennio a Castagno d’Andrea è stato proprio così: giorni intensi, pieni di incontri, emozioni e momenti che difficilmente dimenticheremo.
Ad accompagnarci è stato Ulisse, dal suo viaggio e dal desiderio di ritrovare la strada verso casa. Un viaggio che, giorno dopo giorno, ci ha ricordato quanto siano importanti le persone che incontriamo lungo il cammino.
Tra giochi, attività, momenti di riflessione, preghiere, risate e occasioni per metterci in gioco, abbiamo imparato qualcosa di nuovo anche sulle nostre relazioni. Abbiamo condiviso tempo, fatiche, entusiasmo e semplici momenti quotidiani, scoprendo quanto può diventare forte un gruppo quando ognuno trova il proprio posto.
Torniamo a casa con qualcosa in più: volti, parole, risate, ricordi e soprattutto la consapevolezza che certi cammini hanno senso proprio perché non li percorriamo da soli.
Forse è questo il vero significato del nostro viaggio: non semplicemente arrivare a casa, ma scoprire che casa può essere anche il luogo e le persone con cui ci sentiamo accolti.

«Nelle città ci si dimentica che la Terra è viva; la notte in campo aperto, sotto la volta celeste, ci restituisce il senso dell’infinito e del nostro essere parte di esso.» — Friedrich Nietzsche
Lontano da tutto, lontano da tutti,così cominciò il nostro campeggio, così iniziò la nostra scoperta. Il campeggio 2026 dei Salesiani è stato un viaggio nel viaggio. Innanzitutto nella natura, ci trovavamo lontano dalla città, ad alta quota, nel piccolo comune italiano di Pievepelago, dove avrebbe avuto inizio una lunga settimana.
Le passeggiate peripatetiche immersi nella natura, a caccia di chiesette sperdute sui monti (costruite per mettere a dura prova i poveri pellegrini e chi soffre d’asma), sono state il primo traguardo raggiunto. Il secondo viaggio è stato dentro di noi, per arrivare alla comprensione del punto interrogativo che Dio ci ha deposto nel cuore; c’è chi viaggia ancora, chi sosta e chi, invece, di quel punto interrogativo ha completamente smarrito il significato. Per una settimana ci siamo concentrati su uno strano simbolo di uso comune, posto in una delle zone più importanti del nostro corpo: il cuore.
Per alleviare il carico di questa domanda ,per la quale ognuno di noi deve attendere una vita intera prima di giungere a una conclusione ,lo staff di animatori ha pensato bene di organizzare sfide non solo per l’anima, ma anche per il corpo. Dopo averci divisi in squadre, ci hanno proposto prove divertenti di collaborazione, ingegno, sopravvivenza e doti culinarie: dal simulare una gara di go-kart al farci costruire una zattera su cui bruciare sotto la luce di un sole cocente per un’intera giornata, fino al riuscire ad ammaliare un povero naufrago pieno di ricchezze, convincendolo che 60 monete per una brioche al cioccolato e un succo bollente fossero un buon acquisto (il peccatore venne poi redento chiedendo venia alla sua capitana di nave e dedicandole una canzone dal titolo “Anna scusa”, e così ogni male venne assolto).
Ma questo non era nemmeno lontanamente terrificante e dilaniante quanto ciò che sarebbe arrivato in seguito. Dopo una meravigliosa notte sotto le stelle cadenti, dove i desideri si esprimevano a filo di voce e gli abbracci erano dolci di lacrime sincere, accompagnati da pensieri carichi di emozioni e da preghiere per chi risiede nella nostra vita, la mattina seguente gli animatori ci hanno muniti di orologio, Vangelo e un biglietto con una “direzione” da intraprendere, con una sola indicazione “perdetevi, camminate finchè non perdete la rotta, fermatevi e riflettete”; (nessun animatore in questa esperienza è stato arrestato per tentato smarrimento di ragazzo). Questo romitaggio aveva uno scopo ben preciso: portarci a rivolgere l’attenzione a quella vocina di cui molti di noi dimenticano l’esistenza, ma che in quell’occasione è diventata la protagonista. La vocina che ognuno di noi ha dentro di sé, era dunque arrivato il momento di rispondere a quel punto interrogativo che infilzava il cuore.
Dialogarvi è estenuante; non la smette mai di parlare, stressa e preoccupa chiunque, ma poi ci rassicura; è come se ci tirasse uno schiaffo per non averla ascoltata per tutto quel tempo e subito dopo ci desse una carezza. Ad un certo punto, questa tortura muta è diventata persino piacevole, ormai che il silenzio costa sempre più caro al giorno d’oggi, l’averne fatto esperienza accompagnato da una bella ombra o dalla natura rende tutto più piacevole.
La settimana è trascorsa troppo velocemente. Dopo aver fatto l’ultima riflessione condivisa, è arrivato il momento di intraprendere il viaggio di ritorno verso casa. Prendendo in mano i nostri bagagli, avvertivamo una nuova leggerezza nel trasportarli, sebbene il contenuto delle valigie non fosse affatto cambiato: è in quel momento che il vero campeggiatore si rende conto che il campeggio ha davvero compiuto la sua magia.
Il campeggio è stato realizzato con il contributo della Regione Toscana.

“Chiunque può cucinare”, diceva il celebre chef Gusteau nel film d’animazione Ratatouille. Per noi, durante il campeggio dell’associazione, quel motto si è trasformato in qualcosa di ancora più grande: chiunque può esplorare, creare con le proprie mani e mettersi in gioco. Ispirati dalle avventure del piccolo topo Remy e dal suo amore viscerale per i sapori autentici, abbiamo vissuto una settimana all’insegna della terra, della condivisione e dell’avventura all’aria aperta.
Il filo conduttore culinario ci ha portati dritti alle origini del cibo. Divisi in brigate come in una vera cucina parigina, ci siamo rimboccati le maniche per scoprire i segreti della tradizione: abbiamo imparato l’arte della cagliata producendo il nostro formaggio fresco e impastato con energia la schiacciata, sfornata dorata, croccante e profumata di rosmarino. Lavorare le materie prime da zero ha insegnato a tutti che la vera magia non sta nelle ricette complicate, ma nella pazienza e nel rispetto degli ingredienti semplici.
Ma ogni grande chef deve saper riconoscere i tesori del proprio territorio. Accompagnati da un’esperta guida ambientale, ci siamo addentrati nei sentieri del bosco per una vera e propria caccia alle erbe aromatiche e alle tracce della fauna locale. Camminare all’ombra delle querce ci ha permesso di osservare la natura con occhi nuovi, scoprendo profumi selvatici e dettagli che spesso sfuggono alla fretta di ogni giorno.
Il momento più emozionante è arrivato quando abbiamo lasciato le cucine e i sentieri a piedi per salire a cavallo. Il contatto con questi animali straordinari, la cura prima di montare in sella e la passeggiata nel verde hanno regalato un senso di libertà indescrivibile, rinsaldando il legame tra noi e il paesaggio circostante.
Tra mani sporche di farina, risate intorno al fuoco e la fierezza di aver cucinato con ingredienti genuini, questo campeggio a tema Ratatouille ha lasciato il segno: torniamo a casa con la consapevolezza che, con curiosità e un pizzico di coraggio, le avventure più gustose si preparano sempre insieme.
Grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito a far vivere ai nostri ragazzi queste esperienze così importanti per il loro percorso!
Arrivederci al prossimo anno!
